• Stefania Tais

Sesvenna, terre di confine


"… se la tecnica non è pari all’amore, la montagna ripaga duramente chi l’avvicina .

Ma se l’amore non è pari alla tecnica, l’alpinismo diviene un virtuosismo assurdo”.

Ettore Castiglioni, Il Giorno delle Mesules


4-5 agosto 2020


La Palla Bianca si specchia nel Furkel see all'alba

Sarà stato l’effetto del lockdown che ci ha confinati nei nostri spazi ristretti, sarà il mio eterno amore per le terre di confine, straniere perfino a loro stesse, luoghi franchi e singolari, in movimento, fragili e precari, ma un’escursione in un lembo di terra in bilico tra Italia e Svizzera era quello che desideravo da un po’.

Spesso l’alta montagna e ancor di più la conquista della cima danno il senso dell’illimitato ed è abbastanza facile passare da una visione di spazi aperti, senza limiti, al pensiero dell’infinito. E’ qui che si innesca il lavoro di documentazione, a volte breve e concentrato, a volte più lungo, sostanzialmente sinergie tra fonti: qualche libro, internet, cartine, fotografie, fino a che un’immagine mi cattura più di altre e decido che è lì che devo andare. Se ha tutte le carte in regola, coniuga fattibilità in termini di tempo, preparazione fisica e attrezzatura, coinvolgimento fotografico e in questo caso si aggiunge anche fascino da terra di confine, dopo l’opportuna condivisione con il mio compagno di avventure, si arriva alla decisione.

C’è una remota ed amena valle in Alta Val Venosta, la Val di Schlinig o Slingia, che mette in collegamento la Val Venosta con la Svizzera, l’Engadina. Siamo sullo spartiacque fra Adige ed Inn, un luogo di confine, dove identità diverse e invisibili si mescolano, italiani-svizzeri, cattolici-protestanti, alto atesini e minoranze del canton Grigioni.

Il punto di partenza è il parcheggio alla fine del paesino di Schlinig a 1.738 m. Il sentiero n. 1 inizia dolcemente a salire e, superate alcune malghe, stacca con decisione sul versante destro della valle per superare il salto della scenografica cascata che, collocata in testa alla valle, sembra la porta di ingresso di un nuovo mondo.


In primo piano il Pforzscheim huette, poi il rifugio Sesvenna e sulla destra la via di accesso alla gola di Uina

In effetti, le cime che fanno da cornice al rifugio Sesvenna 2.258 m., che si presenta da lì a poco, si presentano in una infinita successione di vette e valli a perdita d’occhio. Una sosta al rifugio è d’obbligo per godere del meraviglioso ambiente circostante, un laghetto di origine glaciale messo lì appositamente per farsi fotografare rallenta i pensieri, invita ad una irrinunciabile sosta e, visto che siamo in largo anticipo rispetto al programma, ci prendiamo il tempo necessario per assaporare questo angolo di paradiso. Il vicino Pforzscheim huette è in ristrutturazione, si tratta di un vecchio rifugio, inaugurato nel 1901, di elegante e severa fattura ma con l’anima vissuta di chi ne ha viste tante e la sa lunga …

Il vecchio rifugio, il Pforzscheim huette, al lago Sesvenna
Il vecchio rifugio, il Pforzscheim huette, al lago Sesvenna

La mèta è il lago Furkel a 2.767 m. alla base del Follerkopf 2.878m. 1029 m. di dislivello in direzione ovest dal parcheggio. Sulle rive di questo splendido laghetto ho previsto il bivacco notturno, se il tempo sarà dalla mia parte e le condizioni di vento ed umidità saranno buone, il Follerkopf si specchierà vanitosamente sulla superficie di questo laghetto, regalandoci il suo doppio.

Il sentiero n.5 aggira il rifugio e sale in direzione ovest, il percorso si svolge prima su sentiero erboso lasciando spazio a rocce grigie man mano che si sale, incontriamo un laghetto anonimo, ma solo sulla cartina, perchè ci appare delizioso quanto a posizione, vita che cela sulle sue rive (rane, girini, rospi) e fotogenia, ci sorprende per la presenza abbondante di eriofori, oltre che per il paesaggio circostante, così ampio verso la vetta del Rasass e la cresta che porta alla testata del Vernung…. , Paesaggio d’acqua che scorre abbondante in mille rivoli, ruscelli, in ordine sparso, è la pianura paludosa di Slingia con in fondo le porte della Gola di Uina.

eriofori al laghetto senza nome
eriofori al laghetto senza nome

Il dislivello non da tregua, si continua a salire in direzione Svizzera, il sentiero diventa più impegnativo poiché è tracciato sul ripido e franoso fianco del Follerkopf, la forcella Sesvenna è ben visibile davanti ai nostri occhi ma, come spesso accade, raggiunto un apice, lo scenario si rinnova, sembra che si moltiplichi e la meta è sempre lì, al medesimo posto, o poco più vicino.

Furkel see appare così, all’improvviso, quasi non lo vedi, impegnato a modulare il respiro, a disporre un piede avanti all’altro, scrutando i picchi, le cime, con la speranza di avvistare uno stambecco. L’acqua è talmente limpida e immobile che le formazioni rocciose tutte attorno si specchiano perfettamente. Incredibile! Tutto doppio! Non sembra lago, sembra roccia e ti trovi a bocca aperta a contemplare quel posto, formatosi nei desideri, esistito come sogno, immaginato grazie alle foto, organizzato grazie ad un summit serale ma … non è quello che immaginavo, bensì molto di più!


Il Follerkopf si specchia nel Furkel see
Il Follerkopf si specchia nel Furkel see

Qualche giovane stambecco, a debita distanza, si è accorto di noi, ci osserva e prosegue. Il versante ovest del frastagliato Follerkopf si specchia nel lago ed è ancora più interessante con i suoi spigoli e pinnacoli contornati da nuvole.

Inizio a scattare per cercare di cogliere quel momento così bello, affinchè non mi sfugga nessuna sfumatura e già assaporo quanta bellezza riuscirà a trasmettere quando il sole, ormai basso all’orizzonte, fenderà le poche nuvole, accarezzando o incendiando le cime.


Il Furkel see al tramonto
Il Furkel see al tramonto
Bivacco notturno sulle rive del Furkel see
Bivacco notturno sulle rive del Furkel see

Non è difficile valutare il posto migliore dove montare la tenda, il lago ha una piccola radura sul lato ovest che suggerisce l’inevitabile scelta, poco prima del tramonto il ricovero per la notte è pronto. Non tira vento, il silenzio è assoluto, quasi assordante, il rumore del cosmo rimbomba come un eco frangendosi sulle pareti delle montagne. Il sole proietta la sua luce sulla parte superiore delle cime circostanti vestendo in particolare il Follerkopf di una calda tonalità arancione. Osservando lo spostamento del disegno della luce solare sulla montagna ci è chiaro che in pochissimi minuti l’intera area sarà in ombra.


Il Follerkopf si specchia nel Furkel see
Il Follerkopf si specchia nel Furkel see
Escursionista sulle rive del Furkel see
Immenso silenzio al Furkel see

Infatti, l’orologio solare non sbaglia e, quando nel lago non si specchia più la sagoma del Follerkopf, è il momento di salire più in alto, alla forcella Sesvenna, lì si apre il secondo atto di questo straordinario tramonto. Sulla forcella passa il confine italo svizzero, un anonimo cippo lo segnala, in marmo di Lasa del 1925, con la I da un lato e la S dall’altro.


Furkel see alla base del Follerkopf
Furkel see alla base del Follerkopf

Qui l’Alto Adige incontra l’Engadina. Siamo nel bel mezzo del gruppo Sesvenna, un ampio massiccio in parte svizzero, italiano e austriaco. Il Piz Sesvenna e la vicina vetta del Muntpitschen sono impressionanti con lo splendido ghiacciaio Sesvenna, ora riscaldato dagli ultimi raggi di un tramonto dai caldi colori estivi.


Il ghiacciaio Sesvenna tra il Muntpitschen e il Piz Sesvenna
Il ghiacciaio Sesvenna tra il Muntpitschen e il Piz Sesvenna

E’ uno scenario grandioso, che mette in gioco tante emozioni, terra dal fascino primordiale, elementi in armonia, istintivamente si tende a parlare sottovoce, spazi aperti ma sufficientemente protetti dalle vette che qui oltrepassano tutte i 3000, il pensiero va a storie di contrabbandieri, passaggi segreti nel cuore della notte, messaggi furtivi trasportati dal vento, che qui in forcella è di casa. Una figura sale dal versante svizzero, a passo veloce in direzione della forcella, se non fossimo stati in due avrei pensato agli effetti di una suggestione. Ci basta spostarci di qualche metro per perderla di vista e lasciarla al suo misterioso destino. E’ stata l’unica presenza umana dal tramonto all’alba … e oltre. Un’ultimo sguardo verso nord ovest dove svetta lo Schadler, qualche stambecco sui suoi fianchi e scendiamo alla tenda, ormai avvolta dalla penombra nella conca del lago.

Il silenzio assoluto amplifica qualsiasi rumore durante al notte, che trascorro tra pisolini intermittenti e veglie prolungate, il ticchettio degli zoccoli degli stambecchi, qualche rana che si tuffa nel laghetto, qualche breve rotolio di sassi dal versante del …. mi prendono per mano affinchè ne segua il rumore fino a che cessa per pochi minuti e poi la sequenza ricomincia, dal ticchettio degli zoccoli o in altro ordine. La luna quasi piena rischiara il telo della tenda come un’illuminazione a tempo, come una lampadina sulla via della sostituzione, deduco che alcune nuvole veloci la oscurano e la liberano in una danza incessante e rapida per tutta la notte, apro la cerniera della tenda, stelle e costellazioni allo stesso ritmo appaiono e scompaiono e alla fine … fu mattina!


La Palla Bianca si specchia nel Furkel see all'alba
La Palla Bianca si specchia nel Furkel see all'alba
Alba ... Follerkopf e sullo sfondo la Palla Bianca nelle splendide acque del Furkel see
Alba ... Follerkopf e sullo sfondo la Palla Bianca nelle splendide acque del Furkel see
Escursionista sulle rive del Furkel see all'alba
Risveglio al Furkel see
Alba al Furkel see
Doppio astro

Il cielo terso e libero da qualsiasi nuvola non è proprio l’ideale dal punto di vista fotografico perchè le nubi creano inediti disegni, si tingono dei colori incredibili e irresistibili dell’alba, si sfumano nelle tonalità che umidità e pulviscolo rendono uniche ogni giorno. Tuttavia, proprio l’assenza di nubi mi permette di scorgere chiaramente il profilo di un gigante: la Palla Bianca 3.738 m., spesso coperta di nubi, ora invece libera e perfettamente visibile. Da questo avamposto privilegiato, in assoluto silenzio e solitudine, siamo solo noi due ad ammirare l’inizio di un nuovo giorno, preparato con i migliori ingredienti.

La discesa avviene per lo stesso sentiero del giorno prima, mentre le nubi salgono velocissime dalla valle e nascondono ai nostri occhi il panorama, in breve ci siamo dentro e la ricerca del bollino giallo del sentiero diventa prerogativa per evitare di iniziare percorsi fuori programma. Il sole si insinua laddove lo strato di nubi è più sottile e assistiamo ad un raro fenomeno, che avviene solo in presenza di particolari condizioni: è mattino presto, i raggi hanno ancora una bassa inclinazione e colpiscono le gocce d’acqua nella nebbia: l’arcobaleno bianco. Carlo si trova esattamente ad un’estremità dell’arco bianco, chissà se vale anche per questo arcobaleno la leggenda irlandese della pentola d’oro?


Arcobaleno bianco
Arcobaleno bianco

Post recenti

Mostra tutti