• Stefania Tais

Alba invernale sul Nuvolau

Aggiornato il: apr 16

Alice: "Quanto tempo è per sempre?" ... Bianconiglio: "A volte, solo un secondo"

Lewis Carroll


ma anche 1/500, 1/1000 ... ...



8 dicembre 2019


il rifugio Nuvolau
In avvicinamento alla mèta, il rifugio Nuvolau

La cima del Nuvolau 2.575 m., con la sua ardita dorsale, nell'omonimo gruppo montuoso, non ha bisogno di presentazioni.

L'idea di salire d'inverno e all'alba sulla cima del Nuvolau si era fatta strada già da un po' di tempo. Sono salita lassù parecchie volte, in varie stagioni, a orari diversi, ma mai di notte, ormai il desiderio si era fatto impellente, dovevo vedere in un modo nuovo quel nido d'aquile. Credo che ogni fotografo di paesaggio desideri spingersi sempre un po' più in la, scoprire luoghi nuovi, solo immaginati fino a quel momento, è quasi un'esigenza viscerale. La montagna è per me una sirena ammaliatrice, mi chiama incessantemente e io ... l'ascolto molto volentieri.

Mi piace che il luogo scelto possa dare il meglio di sè fotograficamente, per cui investo parecchio tempo nella pianificazione accurata dell' escursione, dalle caratteristiche del posto, alla stagione, all'ora di alba e tramonto, al meteo, all'attrezzatura disponibile ecc. perchè una foto gradevole non esce mai a caso, tanto che quella mattina la sveglia è suonata alle 02:30! L'alba era prevista per 07:35.

Partiamo dal rifugio Fedare a 2.000 m alle 05:00, è buio. Come previsto, siamo un po' in anticipo, di solito mi piace avere un cuscinetto di tolleranza, una sorta di paraurti se mi attardo un po' con una foto o voglio mantenere un ritmo più lento. L'innevamento è abbondante, calziamo le ciaspole, la temperatura rigida, qualche grado sotto lo zero, ma non ci infastidisce. Il silenzio è meravigliosamente assordante, le stelle sono le uniche protagoniste di un cielo nero pece. Seguiamo quanto abbiamo pianificato accuratamente a casa a tavolino, avremmo dovuto seguire il tracciato teorico segnato dai piloni dell'impianto di risalita che collega il rifugio Fedare al Rifugio Averau. Si tratta di una seggiovia che copre un dislivello di 413 m. e serve una bella e panoramica pista da sci. Dopo meno di mezz'ora dalla partenza ci rendiamo conto che nell'oscurità, nonostante le lampade frontali, non riusciamo a proseguire con la necessaria sicurezza, i piloni dell'impianto seguono una traiettoria che conduce verso una depressione del terreno che riteniamo poco probabile. Ritorniamo sui nostri passi fino ad un punto in cui le impronte di precedenti escursionisti sembrano più marcate, giudichiamo l'alternativa convincente. In quel silenzio, rotto dal ritmico sfregamento delle ciaspole sul manto soffice ma croccante per il gelo, volevamo mettere a tacere al più presto i nostri pensieri, divenuti ormai troppo rumorosi. Procediamo pertanto a ritmo sostenuto.

Nel frattempo, ad est i primi bagliori del crepuscolo mattutino rompono l'oscurità del cielo. Purtroppo, siamo in ritardo rispetto alle fasi dell'alba, nessuna sosta al rifugio Averau, 2.413 m. Il crepuscolo mattutino invernale costituisce un soggetto fotografico meraviglioso, in pochi minuti si passa dall'oscurità alla luce nelle gradazioni delicate del rosa. La cintura di Venere ci corteggia per molto tempo quella mattina regalandoci uno scenario incredibile. Il tempo di qualche scatto e riprendiamo la salita, ci attendono ancora 150 m. alla vetta del Nuvolau, la neve è battuta, a tratti ghiacciata, manteniamo prudentemente il centro della larga dorsale che conduce al rifugio.

Marmolada e Gruppo delle Pale di San Martino
Marmolada a destra e Gruppo delle Pale di San Martino a sinistra
Gruppo del Sella e Averau
Gruppo del Sella a sinistra e Averau a destra

Arrivo al rifugio ansimante, qualcuno ci ha già preceduto, il tempo di estrarre il cavalletto, avevo già pianificato la posizione migliore per cogliere l'astro nascente da dietro i Lastoni di Formin ed è in quel momento che i primi raggi mi colpiscono in pieno viso, straordinario!

L'alba ha sempre un profumo particolare, odora di attesa di qualcosa di certo ed immenso, mi stupisce ogni volta: una buona parte del mondo ancora dorme e lassù si compie un prodigio inedito nelle mille sfumature, con la complicità delle nuvole, creative nelle forme, un'altra alba diversa dalle milioni di albe che l'hanno preceduta. Che potenza!


Antelao, Croda da lago, Lastoni di Formin, Pelmo, Cernera e al centro la Ra Gusela
Antelao, Croda da lago, Lastoni di Formin, Pelmo, Cernera e al centro la Ra Gusela
A sinistra Lastoni di Formin, Pelmo e Ra Gusela in primo piano
A sinistra Lastoni di Formin, Pelmo e Ra Gusela in primo piano

Il rifugio è chiuso, un paio di persone preparano il drone per le riprese dall'alto.

La storia di questo rifugio è originale, si tratta del primo rifugio in quota nel territorio ampezzano inaugurato nel 1883 e voluto dal colonnello Richard von Meerheimb come riconoscenza alla valle che lo aveva ospitato durante la sua lunga malattia.


Rifugio Nuvolau, sullo sfondo il Gruppo del Sella
Rifugio Nuvolau, sullo sfondo il Gruppo del Sella

Uno sguardo a nord e la parete sud della Tofana di Rozes, illuminata dalla luce intensa dell'alba assume una colorazione incredibile, appena dietro la Tofana di mezzo e in primo piano ancora in ombra le Cinque Torri. Appaiono così piccole rispetto alla maestosa Rozes!

la parete sud della Tofana di Rozes, in secondo piano la Tofana di Mezzo
la parete sud della Tofana di Rozes illuminata dai primi raggi di sole, in secondo piano la Tofana di Mezzo

Il Nuvolau è uno stupendo balcone panoramico da da dove in un orizzonte circolare è possibile ammirare gran parte dei giganti dolomitici: a nord le Tofane, a est Antelao, Sorapis, a sud Pelmo, a ovest Civetta, le Pale di San Martino, la Marmolada, il Gruppo del Sella, per citare solo i maggiori e più evidenti gruppi montuosi.


Missione compiuta, l'alba è stata eccezionale, l'escursione appagante, nonostante l'imprevisto iniziale abbiamo potuto sfruttare il lieve anticipo che avevamo per tamponare il cambio di rotta.

Iniziamo la discesa dopo aver scambiato qualche esperienza con uno sci alpinista padovano esperto della zona che con prudenza inizierà la discesa prima di noi.

La discesa in piena luce ci svela l'anello debole della nostra iniziale pianificazione: pur conoscendo la zona e ritenendo il percorso senza insidie particolari, non l'avevamo mai affrontato, nè di giorno, nè in notturna, nè in inverno. Primo insegnamento: mai affrontare un'escursione in notturna se non la si è percorsa almeno una volta di giorno e possibilmente nella medesima stagione, poichè un percorso innevato cambia i connotati al paesaggio. E' in queste condizioni che si capisce quanto ci sentiamo persi senza i nostri consueti punti di riferimento.


Quando un paesaggio mi suggerisce il bianco e nero sento che sto entrando in un percorso affascinante, spariscono i colori, rimangono solo forme, trame, orditi, luci e ombre, nulla mi distrae, essenza pura. Il bianco e nero è un'astrazione dalla realtà carica di potenza, vengono conservati solo gli elementi indispensabili, il colore c'è ma è sotto traccia, fornisce le ombre, le sfumature più chiare e più scure, lascia parlare l'istante colto con voce limpida e schietta.

gruppo di ciaspolatori salgono da Fedare
gruppo di ciaspolatori salgono da Fedare
Abbondante innevamento a Passo Giau
Fuori onda

Sempre con lo sherpa perché ... squadra che vince non si cambia!


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